Pearl Harbor, il 7 dicembre 1941 l'attacco del Giappone alla base degli Stati Uniti

Settantanove anni fa una flotta di portaerei della Marina imperiale giapponese attaccò la base aeronavale di Pearl Harbor provocando l'entrata degli Stati Uniti nella Seconda Guerra mondiale.

È il 1941, siamo nel pieno della Seconda Guerra mondiale e le tensioni tra Giappone e Stati Uniti non accennano ad arrestarsi. Anzi, toccano l'apice nel momento in cui l'esercito imperiale nipponico invade la Cina e l'Indocina francese. La risposta degli Stati Uniti non si fa attendere e si manifesta nell'appoggio incondizionato al Governo nazionalista di Chiang Kai-shek, leader della Repubblica di Cina. Non solo: vengono anche imposte pesantissime sanzioni commerciali al Giappone, tra cui un embargo sul petrolio. A sua volta il Giappone, infastidito da questa guerra finanziaria, decide di imbracciare le armi. L'imperatore Hirohito approva il piano per l'attacco a Pearl Harbor, sede della United States Pacific Fleet e di numerose installazioni militari statunitensi. Intanto l'ambasciatore Kichisaburo Nomura viene autorizzato a tentare di risolvere la questione per vie diplomatiche, ma i trattati con gli USA s'interrompono bruscamente poco prima del 26 novembre quando il Presidente Franklin Delano Roosevelt viene a conoscenza del piano dei giapponesi e delle truppe che si stanno muovendo verso la Thailandia.

 

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Gli Stati Uniti chiedono il ritiro immediato dell'esercito, che ormai è già diretto verso Pearl Harbor. Il 7 dicembre 1941 è il giorno del giudizio. Il comandante della flotta imperiale giapponese, Mitsuo Fuchida, guida 183 aerei nella sua prima offensiva. Gli americani individuano immediatamente quella flotta mastodontica, ma scambiano quegli aerei per bombardieri statunitensi B-17 che da un momento all'altro sarebbero dovuti arrivare dalla California. L'attacco prende il via alle 7.48, gli americani sono colti completamente alla sprovvista. Ormeggiate a Battleship Row ci sono decine di navi che vengono distrutte. Alla stessa sorte vanno incontro gli aerei presenti a Wheeler Field e Hickam Field. L'antiaerea americana riesce però a tener testa alla seconda offensiva nipponica e costringe l'ammiraglio Chuichi Nagumo ad annullare il terzo attacco. 

 

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Vengono così lasciate intatte le strutture costiere: se fossero state distrutte, sarebbe stata paralizzata l'intera flotta statunitense nel mezzo dell'Oceano Pacifico. In totale l'attacco a Pearl Harbor, in cui rimangono uccisi 2400 americani (tra cui moltissimi civili), dura 90 minuti e segna uno spartiacque nello svolgimento del secondo conflitto mondiale. All'indomani della strage di Pearl Harbor, l'8 dicembre 1941, il Presidente degli Stati Uniti Roosevelt prende parola al Congresso e definisce "un'infamia" quanto accaduto a Pearl Harbor. Un evento che porta ufficialmente all'entrata in guerra degli americani.

 

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