Mendel formula la teoria dell'ereditarietà, era l'8 febbraio 1865

L'8 febbraio 1865, in occasione di un incontro alla Società di Scienze naturali in Moravia, Gregor Johann Mendel rivelò al mondo la sua sensazionale teoria dell'ereditarietà.

Una teoria rivoluzionaria che di fatto pose le basi per la genetica moderna e la scoperta del DNA. È la teoria dell’ereditarietà che porta la firma del frate agostiniano, biologo e matematico ceco di lingua tedesca Gregor Johann Mendel, universalmente considerato precursore della moderna genetica. Nato il 20 luglio 1822 a Hyncice, in Repubblica Ceca, da giovane decide di dedicarsi alla carriera ecclesiastica e nel 1843 entra a far parte degli agostiniani, nel convento di Brno. Insegna fisica, matematica e biologia, senza dimenticare gli studi sulla metereologia e la cura dell'orto della sua abbazia. Proprio durante il lavoro della terra ha un’intuizione che farà storia. Mendel infatti comincia a coltivare una maniacale attenzione per le piante di pisello e per la loro capacità di riproduzione per autofecondazione. 

 

LA TEORIA DELL'EREDITARIETÀ DI MENDEL

 

Dopo sette anni di studio matto e disperatissimo, arriva alla conclusione che esista un codice genetico negli esseri viventi che si trasmette da genitori a figli e non si perde di generazione in generazione. Mendel espone le sue straordinarie scoperte l’8 febbraio 1865, in occasione di un incontro alla Società di Scienze naturali in Moravia. La sua teoria si basa su tre leggi: la legge di prevalenza, secondo cui negli incroci il carattere dominante (ad esempio il colore giallo) prevale sul successivo (il verde); la legge di separazione, secondo cui nella seconda generazione la metà dei casi riproduce l’ibrido della prima generazione, un quarto di essi porta il carattere recessivo, un quarto il carattere dominante; la legge dell’indipendenza, secondo cui i caratteri sono indipendenti e si uniscono, nella seconda generazione e nelle seguenti, in tutte le combinazioni possibili. 

 

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Le reazioni degli scienziati presenti sono tutt’altro che euforiche, tanto che Mendel viene praticamente dimenticato per oltre trent’anni. Il suo nome e le sue intuizioni non tornano alla ribalta neanche quando Charles Darwin formula le sue conclusioni sull’ereditarietà che anni dopo si dimostreranno complementari a quelle di Mendel. Il frate agostiniano ottiene i primi riconoscimenti nei primi anni del 1900, quando viene trovata una connessione tra le sue tesi dell'ereditarietà indiretta e la teoria dei "geni" di W. Johannsen: quelli che per Mendel erano trasmessi da un organismo parentale a quello filiale, non si potevano definire "caratteri" bensì derivati degli stessi, riconosciuti come "geni" da Johannsen. Il passo successivo sarà l’identificazione dei cromosomi fino ad arrivare alla scoperta del DNA. Ma è innegabile quanto il contributo di Mendel sia stato fondamentale in questo lungo e tortuoso cammino.  

 

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