Junko Tabei, la prima donna sull'Everest

Il 12 maggio 1975 l'alpinista giapponese raggiunse la vetta dell'Everst diventando la prima donna a scalare la montagna più alta del mondo.

Una donna che ha scritto la storia dell’alpinismo. Parliamo di Junko Tabei, che il 16 maggio 1975 è diventata la prima donna a scalare l’Everest, la montagna più alta del mondo con i suoi 8848 metri. A distanza di esattamente 46 anni da quel giorno, raccontiamo la sua impresa e vi consigliamo di guardare su discovery+ gli speciali Everest: questione di vita o di morte e Everest: il grande mistero.

 

JUNKO TABEI, LA PRIMA DONNA SULL'EVEREST

 

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Nata il 22 settembre 1939 a Miharu, cittadina giapponese della prefettura di Fukushima, Junko Tabei cresce in una famiglia povera durante la Seconda guerra mondiale con ben quattro sorelle e due fratelli. La passione per l’alpinismo sboccia presto, prestissimo. Già a 10 anni inizia a coltivare il suo amore per la montagna durante una gita scolastica sul Monte Asahi (2300 metri) e sul Monte Chausu (1400 metri). Junko non è una ragazza come le altre, si distingue per la sua voglia di emergere in una società in cui ci si aspetta che le donne stiano a casa a fare le pulizie. Ma lei ha altri piani. Studia per diventare insegnante e fa tappa a Tokyo per laurearsi in letteratura inglese. Poi imbocca un'altra strada, cambia un lavoro dopo l’altro con un solo scopo: guadagnare più soldi possibili per finanziare le sue escursioni in montagna.  

 

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Il 1969 è l’anno in cui fonda il Club di alpinismo per donne che ha come slogan lo frase: “Andiamo a fare una spedizione all’estero, da sole”. Sei anno dopo, nel 1975, Junko Tabei scrive la storia dell’alpinismo. Come? Scalando l’Everest, la montagna più alta del mondo con i suoi 8848 metri. E così dopo il neozelandese Edmund Hillary e il nepalese Tenzing Norgay, che il 29 maggio erano stati i primi in assoluto a scalare l’Everest, è la giapponese Junko Tabei - seguendo la stessa via di Hillary e Norgay - a far parlare di se in tutto il globo. Ad accompagnarla nell’impresa è lo sherpa Ang Tsering, la stessa persona che dodici giorni prima era con lei quando una valanga aveva travolto il loro campo mettendo a serissimo rischio le loro vite. Come prevedibile, Junko torna in patria e viene acclamata da tutto il Giappone. 

 

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Ma la sua fame di montagna non si esaurisce, anzi. Dopo l’Everest raggiunge infatti anche le vette del Kilimangiaro in Tanzania (1980), dell’Aconcagua in Argentina (1987), del McKinley (oggi Denali) in Alaska (1988), dell’Elbrus in Russia (nel 1989), del Vinson in Antartide (1991) e del Puncak Jaya in Indonesia (1992). Nel 1992 diventa così la prima donna a scalare le “Seven Summits”, vale a dire le sette vette più alte di Asia, Africa, Nordamerica, Sudamerica, Europa, Oceania e Antartide. Nel 2000 Junko inizia a occuparsi di temi legati all’ambiente e si laurea all’Università Kyushu di Fukuoka focalizzando i suoi studi sull’enorme problema dei rifiuti abbandonati dagli alpinisti sull’Everest. Fino all’età di 73 anni raggiunge annualmente la vetta del Monte Fuji (3776 metri) facendo da guida a gruppi di studenti. Sposata e mamma di due bambini (una femmina, Noriko, e un maschio, Shinya), se ne va all’età di 77 anni il 20 ottobre 2016 a causa di un tumore allo stomaco.  

 

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