Everest, il 17 febbraio del 1980 la prima ascensione invernale

Il 17 febbraio del 1980, alle 14.25, i due alpinisti polacchi Krzysztof Wielicki e Leszek Cichy diventano i primi a raggiungere la vetta dell'Everest in inverno.

Un’impresa mai compiuta prima. Il 17 febbraio 1980 è una data storica per l’alpinismo. È infatti il giorno in cui i due polacchi Krzysztof Wielicki e Leszek Cichy raggiungono la vetta dell’Everest in inverno: mai nessuno prima di allora era riuscito a scalare nella stagione più fredda gli 8848 metri della montagna più alta del mondo. Ripercorriamo questa storica impresa a distanza di esattamente 41 anni. 

 

EVEREST, IL 17 FEBBRAIO 1980 LA PRIMA STORICA ASCENSIONE INVERNALE 

 

Alle 6.30 del 17 febbraio 1980, dopo una notte che ha fatto registrare una temperatura esterna di -42 °C e a poche ore dallo scadere dei permessi per la spedizione invernale, i due alpinisti polacchi Krzysztof Wielicki e Leszek Cichy lasciano il Colle Sud e, alternandosi in testa, iniziano ad avvicinare la vetta dell’Everest. Dalla loro hanno il sostegno di milioni di polacchi e anche il supporto di Papa Giovanni Paolo II, che da giovane ha praticato l’escursionismo e l’alpinismo. Il vento è forte, fortissimo. Ma i due continuano imperterriti la scalata con i respiratori a ossigeno e nove chili di peso aggiuntivo a testa. La cresta oltre la Cima Sud è inaccessibile a causa di gigantesche cornici di neve e ghiaccio, così i due devono passare più in basso e allungare il percorso. Nessuna difficoltà nell’attraversamento dell’Hillary Step, una parete di roccia quasi verticale alta circa 12 metri e ricoperta di neve. Alle 14.25, quando il capospedizione Andrzej Zawada e gli altri alpinisti sono tutti riuniti al campo base, arriva la chiamata via radio di Leszek Cichy che dà l’annuncio tanto sospirato: la cordata ha raggiunto la cima. Sulla vetta ci sono il treppiede della spedizione cinese del 1975 e le bandierine di preghiera buddhiste. Lasciano un segno del loro passaggio anche Krzysztof e Leszek, che depositano un termometro, un rosario donatogli da Papa Woytjla e una cartolina della loro spedizione.

 

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Gran parte del merito del buon esito della missione è del capospedizione Andrzej Zawada, geologo e sismologo dell’Accademia delle scienze polacca che durante la sua vita ha diretto spedizioni estreme come quella sul Khunyang Chhish (7852 metri) e sul Noshaq (7492 metri). Nel 1977 aveva chiesto l’autorizzazione per una spedizione invernale sull’Everest per poi ottenerla il 22 novembre 1979. Una missione quasi sovrumana organizzata in pochissimo tempo. Il 5 gennaio 1980, pochi giorni dopo essersi procurato i fondi per i biglietti da Varsavia a Kathmandu, aveva già sistemato il campo-base e in appena 10 giorni, nonostante le temperature rigidissime, la spedizione era salita fino a 7500 metri sulla parete del Lhotse. Oltre a Krzysztof Wielicki, Leszek Cichy e Andrzej Zawada c’erano anche Kryzstof Cielecki, Ryszard Dmoch, Walenty Fiut, Ryszard Gajewski, Andrzej Heinrich, Jan Holnicki-Szulc, il dottor Robert Januk, Janusz Macka, Kazimierz Olech, Maciej Pawlijowski, Rysziek Szafiurski e Krysztof Zurek. Una menzione speciale la merita Bogdan Jankowski, alpinista esperto di elettronica che è riuscito a installare al campo-base due antenne grazie alle quali è arrivata in tempo reale a Varsavia la notizia del raggiungimento della vetta dell’Everest. 

 

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Per Krzysztof Wielicki e Leszek Cichy sarà quasi più difficile la discesa della salita. Sì, perché una volta scavalcata la Cima Sud, Leszek Cichy procede per primo a velocità sostenuta. Rimane invece indietro Wielicki, che ha dolore alle gambe e rischia di perdersi e morire congelato. Così si trascina a fatica nella tenda con alcune dita dei piedi congelate. Riesce anche a concedersi un po’ di sonno prima di ripartire e raggiungere finalmente il campo-base. Dopo Krzysztof Wielicki e Leszek Cichy c'è chi, come lo scherpa Ang Rita, tenterà con successo l’impresa senza nemmeno l'ausilio dell'ossigeno. Tra coloro che non ce la faranno e rimarranno in eterno sull’Everst ci sono invece Tsuttin Dorje, Yasuo Kato, Toshiaki Kobayashi, Ang Lhakpa, Noboru Takenaka, Ang Tshering.

 

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