Blaise Pascal, la storia del filosofo francese

Il 19 giugno 1623 nasceva a Clermont-Ferrand il filosofo e matematico francese morto a soli 39 anni nel 1662.

Uno dei filosofi il cui pensiero scatena ancora oggi riflessioni e dibattiti infiniti. Parliamo di Blaise Pascal, nato il 19 giugno 1623 a Clermont-Ferrand, in Francia. Ne parliamo in occasione del 398° anniversario della sua nascita.  

 

BLAISE PASCAL, LA STORIA DEL FILOSOFO FRANCESE 

 

La vita di Blaise Pascal è subito segnata da un lutto terribile. A soli 3 anni perde infatti la mamma. Il padre è un magistrato esattore delle tasse e un appassionato di scienza. Una passione che trasmette al figlio che si rivela un bambino prodigio. Crescendo, Blaise si conferma un ragazzo talentuoso tanto che scrive il primo saggio ad appena 16 anni e a 18 inventa una macchina calcolatrice. È un genio della matematica e della fisica, materie che continua a studiare anche quando nella sua vita irrompe la religione che nel 1654 lo porta a entrare in una comunità religiosa presso l’abbazia di Port-Royal, proprio come la sorella Jacqueline, monaca. Qui non ci sono regole rigide da rispettare ma si vive di studio, insegnamento e meditazione e si segue la dottrina del giansenismo, dalle teorie del vescovo Cornelio Giansenio che supportava le tesi di Sant’Agostino. Ma quali sono le idee agostiniane riprese dal giansenismo? In primis la concezione che il peccato originale abbia privato l’uomo della libertà e lo abbia portato a fare del male; in secondo luogo l'idea che non tutti gli uomini vengano salvati da Dio, è lui che sceglie i propri eletti. 

 

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Nel 1653 Papa Innocenzo X condanna la dottrina del giansenismo e Pascal reagisce pubblicando una lettera a nome Luigi Montalto per evitare si possa risalire a lui. Nella lettera, intitolata “Lettera scritta a un provinciale da uno dei suoi amici intorno alle dispute attuali della Sorbona”, Pascal polemizza contro la dottrina gesuitica e continua a farlo nelle "Lettere provinciali" che rappresentano un capolavoro della letteratura francese. In questi scritti emerge la sua difesa del giansenismo e della teoria agostiniana della grazia. L'ultima opera di Pascal è "L'Apologia del Crisianesimo" che rimane però incompiuta perché la morte sorprende il filosofo giovanissimo, a 39 anni, a causa di vari problemi di salute che si portava dietro fin dall’infanzia. Ma alcuni suoi amici raccolgono varie parti del suo lavoro e lo pubblicano nel 1669 sotto il titolo "Pensieri". In questa raccolta Pascal parla del senso della vita che a parer suo dovrebbe essere l’interrogativo primo a cui l’uomo deve rispondere. Pascal si scontra con la limitatezza della vita e si allontana dalla scienza per virare verso la fede. Per lui è inconcepibile che l’uomo, così indaffarato a fare altro, non si interroghi sul senso della vita. Pascal è in aperta polemica contro chi è cieco davanti al senso della vita. Ce l’ha anche con i filosofi che non pongono al centro dei loro ragionamenti questo interrogativo. E introduce il concetto di "divertissement", usato da Pascal per definire lo sviamento dell’uomo dall’interrogativo primario che dovrebbe porsi. "Divertissement" inteso come stordimento di sé, come oblio, come fuga da sé stessi. 

 

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Ci stordiamo conspavolmente pur di non pensare al senso della nostra vita, per allontanare la noia che ci fa sprofondare nella miseria, nella fragilità, nel vuoto interiore e nella paura della morte. L’uomo fugge davanti alla noia, non ha potuto guarire la morte e l'ignoranza e così ha preferito non pensare alla morte e al senso della vita. L’essere umano non vive il presente ma è sempre proiettato verso il futuro. Il presente non è mai il nostro fine. Non siamo mai appagati. E quindi come fare se da una parte c’è divertimento e stordimento e dall’altra la noia che ci fa sentire miseri? Qual è soluzione? L’uomo deve guardare in faccia la propria miseria senza cercare risposte dalla scienza o dalla filosofia. Le deve cercare dalla religione cristiana, l'unica in grado di rispondere alle domande esistenziali dell'uomo. Il Cristianesimo porta con sé un messaggio che va oltre la ragione. La religione cristiana è ritenuta da Pascal l’unica vera peché ha conosciuto sia la grandezza sia la miseria. E l’uomo deve scegliere se credere in Dio, deve scommettere se credere o meno in Dio. Sì, perché per Pascal la fede è un impegno costante, una scommessa che si fa ogni giorno. Una scommessa che si deve avere il coraggio di fare.

 

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