Alexander Graham Bell e il brevetto del telefono: la storia

Il 7 marzo 1876 l'ingegnere britannico naturalizzato statunitense brevetta il telefono. Ma il vero inventore non è lui bensì l'italiano Antonio Meucci.

Una storia controversa, ricca di colpi scena e diventata nitida solo molti anni dopo. Parliamo di Alexander Graham Bell, ingegnere, inventore e scienziato britannico - naturalizzato statunitense - che il 7 marzo 1876 deposita il brevetto numero 174.465 per proteggere "il metodo e l'apparato per trasmettere la voce o altri suoni per mezzo di ondulazioni elettriche”. Sì, si tratta del telefono. Un’invenzione che cambierà il mondo in pochissimo tempo. Peccato che la mente dietro a questa rivoluzione non sia la sua bensì quella dell’italiano Antonio Meucci. 

 

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ALEXANDER GRAHAM BELL E IL BREVETTO DEL TELEFONO: LA VERA STORIA

 

Antonio Meucci, fiorentino emigrato a New York, inventa il primo prototipo di telefono nel 1854. Si chiama telettrofono e lui lo usa principalmente in casa per comunicare con la moglie, bloccata a letto alle prese con un’artrite deformante. Nel 1871 Meucci deposita un brevetto temporaneo al costo di 10 dollari. Non può permettersi quello definitivo e non ce la fa nemmeno a confermare quello provvisorio. Lo paga due volte e nel frattempo si mette alla ricerca di finanziatori. Niente da fare. E così entra in scena Alexander Graham Bell, che con ogni probabilità riesce a entrare in possesso dei disegni di Meucci. Senza perdere tempo l’ingegnere di Edimburgo deposita il brevetto diventando famoso in tutto il mondo come l’inventore del telefono. Meucci lo denuncia immediatamente ma perde la causa. Riesce ad avere ragione solo nel 1887 quando si esprime la Corte Suprema degli Stati Uniti. Ma ormai Bell ha fondato e avviato la Bell Telephone Company, antenata dell’AT&T (American Telephone and Telegraph), prima industria delle telecomunicazioni e destinata a diventare tra le più importanti d'America. 

 

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Nel 1889 Meucci muore e la vicenda del brevetto - con scadenza 1893 - finisce nell’oblio. Torna improvvisamente alla luce nel 2002, esattamente l’11 giugno, giorno in cui il Congresso degli Stati Uniti d'America attribuisce ufficialmente l'invenzione del telefono ad Antonio Meucci. Nelle motivazioni fornite dal Congresso degli Stati Uniti viene spiegato come Meucci, a causa delle precarie condizioni economiche in cui si trovava, sia stato impossibilitato a mettere sul mercato un’invenzione di cui aveva però dato ampiamente dimostrazione nel 1860, pubblicandola anche su un giornale. Insomma, alla fine il merito gli è stato riconosciuto. Ma com’era fatto il suo telettrofono? Era formato da un trasmettitore e un ricevitore, collegati tra di loro da un circuito elettrico con una batteria in serie. Si trattava di un oggetto alla portata di pochissimi eletti, utilizzato solo in contesti lavorativi e grazie al quale si poteva comunicare esclusivamente con chi apparteneva alla stessa rete urbana. La prima telefonata della storia è universalmente attribuita a Bell, che la effettua il 10 marzo 1876 a Boston dove era professore di Psicologia vocale e dizione all'Università. Il telefono fa capolino nelle case dopo la Prima Guerra mondiale. Nel 1920 spunta la “cornetta” e iniziano a diffondersi Posti di Telefonia Pubblica. Il boom arriva negli anni Cinquanta. Il resto è storia nota, con il telefono che è ormai esclusivamente mobile. Ma all'origine di tutti c'è un italiano: c'è Antonio Meucci.

 

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