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Il 20 novembre 1945 si apriva il Processo di Norimberga

Settantasei anni fa si teneva in Germania il processo di Norimberga: alla sbarra i gerarchi nazisti che si erano macchiati di crimini disumani.

È il 20 novembre 1945 quando a Norimberga, in Germania, si aprono le porte del Tribunale Internazionale per i crimini di guerra istituito - in base all'accordo di Londra dell'8 agosto 1945 - dalla Francia, dal Regno Unito, dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica. Alla sbarra ci sono 24 gerarchi nazisti chiamati a rispondere delle atrocità commesse durante la Seconda Guerra mondiale. Un procedimento giudiziario che passerà alla storia grazie anche a una copertura mediatica senza precedenti. I giudici condannano a morte per impiccagione Hermann Goering, capo della Gestapo e braccio destro di Hadolf Hitler, e Joachim von Ribbentrop, Ministro nazista degli Affari esteri. Vengono inoltre dichiarate criminose quattro delle organizzazioni nazionalsocialiste: la direzione del partito, la Gestapo, le SS e l'SD. Ma questi sono solo i primi verdetti di un processo che durerà ancora a lungo (alla fine saranno dodici le condanne a morte) e che vedrà come imputati anche nazisti che non ricoprivano ruoli di prestigio. 

 

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IL PROCESSO DI NORIMBERGA

Il processo fu avviato per chiarire come il partito nazista avesse conquistato il potere in Germania, per individuare i responsabili dei crimini commessi nei precedenti dodici anni e soprattutto per far sapere alle generazioni future cosa Hitler fosse stato in grado di fare. Gran parte di quello che oggi conosciamo sull'Olocausto è merito delle prove raccolte in quel Tribunale. Enorme fu il lavoro dell'accusa che basò quasi l'intero impianto accusatorio su documenti scritti dagli stessi nazisti. Moltissime carte erano state distrutte dai nazisti poco prima della fine della guerra, altre erano state cancellate per sempre dai bombardamenti aerei. Ma gli Alleati entrarono comunque in possesso di milioni di documenti (si parla di 3mila tonnellate di carta) e registri fondamentali per ricostruire l'orrore di quegli anni.

 

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Il capo dell’accusa statunitense, Robert H. Jackson, era convinto che senza la documentazione difficilmente sarebbe venuta a galla la verità e che a stento le generazioni future avrebbero creduto a quanto successo. Ma non solo documenti cartacei. In quel Tribunale furono utilizzate anche foto e riprese video realizzate dagli stessi nazisti. Furono quindi mostrate le immagini dei crimini compiuti nei campi di concentramento, delle umiliazioni pubbliche degli ebrei e delle deportazioni. Istantanee che lasciarono i presenti svuotati, increduli, senza parole. L'insieme di queste prove fece conoscere al mondo quello che oggi conosciamo come Olocausto. Un orrore che va ricordato affinché non si ripeta mai più.

 

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